De Laurentiis meridionalista è ormai certezza

De Laurentiis meridionalista è ormai certezza
«i Napoletani sono i vessati per eccellenza!»

Angelo Forgione – Tre indizi fanno sempre una certezza. Ci aveva stupiti un anno fa, sul set del film “Amici Miei – come tutto ebbe inizio”, quando Dario Sarnataro lo aveva intervistato per Lunaset (guarda); in quell’occasione Aurelio De Laurentiis aveva parlato da vero revisionista della storia dell’unità d’Italia.
Nonostante qualche “forzatura”, vedi la presentazione delle divise informali del Napoli in un atelier Napoletano alla presenza di Emanuele Filiberto di Savoia, juventino e “amico” dello stilista, il meridionalismo del presidente del Napoli si è rivelato recentemente con maggiore vigore partendo dalle 
frasi antigaribaldine pronunciate a Giugno alla riunione dell’Unione Industriali che avevano fatto rizzare i peli alla storiografia ufficiale e a qualche editore.
Il terzo indizio è arrivato in diretta televisiva su Sportitalia, dopo che nella turbolenta serata della compilazione dei calendari del prossimo campionato il patron azzurro, abbandonando la sala, aveva dichiarato di non sentirsi italiano, ovvero cittadino di un paese che non protegge i propri interessi e i propri cittadini. E così, rispondendo da Dimaro alle domande di Michele Criscitiello, De Laurentiis ha espresso il suo pensiero sulla Napoletanità intesa come un modo di intendere la vita utile a sopportare il peso delle sofferenze di un popolo vessato, prima soggiogato dagli stranieri e poi depredato e “isolato” dagli italiani.
Il vento della verità non poteva non travolgere un uomo dai modi spesso rudi e condannabili ma certamente capace di guardare oltre il proprio naso.
Benvenuto, Aurelio!

 

Muti: «Io orgoglioso di Napoli, ma torni capitale»

Muti: «Io orgoglioso di Napoli, ma torni capitale»
il grande Maestro Napoletano ha compiuto 70 anni

In occasione del suo genetliaco, Riccardo Muti ha concesso un’intervista a “Il Mattino” da cui sono tratti i seguenti stralci in cui si auspica il ritorno di Napoli a ruolo di Capitale, spaziando dalla storia del Sud all’orgoglio, dalle ombre che interessano più delle fulgide luci della città al teatro più bello del mondo (il “San Carlo”). Finendo con una battuta che dimostra tutto il grande rispetto per uno strumento musicale della nostra cultura che è patrimonio mondiale e che invece l’Italia ha ridotto a simbolo oleografico, quasi denigratorio.

La sua Itaca sono le sue radici, pensa di più a Napoli, dov’è nato, o alla Puglia, dov’è cresciuto?
«Penso a un mio Sud. Un luogo ideale della memoria. Ho comprato un pezzo di terra vicino a Castel Del Monte, tutto ulivi, qualche trullo povero povero, mi piace nutrirmi della visione di questo luogo magico e misterioso che mi ha sempre affascinato. Quella struttura ottagonale che s’alza sulla collina è una delle prime immagini che mi si sono stampate dentro. Da ragazzino ci andavo in bicicletta, da Molfetta, dove abitavo con la mia famiglia, cominciai a studiarne la storia, Federico II è diventato un mio punto di riferimento».

Perché rappresenta un legame tra le sue «due terre»?
«Forse anche per questo. Io mi sento profondamente italiano e napoletano, e lo dico con grande orgoglio».

Un napoletano del mondo che ovunque rappresenta Napoli, anche pochi giorni fa a Nairobi, ultimo concerto delle Vie dell’Amizizia del Ravenna Festival.
«Aveva ragione mia madre che con una preveggenza straordinaria volle che tutti noi figli nascessimo a Napoli. Quando s’avvicinava il momento del parto si metteva in viaggio e tornava a casa di sua madre, in via Cavallerizza a Chiaia 14. Sono nato lì, al primo piano. Diceva: “Se da adulti girerete il mondo e direte che siete nati a Napoli vi rispetteranno”, marcava apposta la cadenza dialettale».

E lei si è sentito rispettato?

«Veramente negli ultimi tempi ovunque vada, da New York a Vienna, mi chiedono solo dell’immondizia. Io non so che rispondere perché non ci vivo, le cose locali non le conosco bene, ricordo una città in cui dai bassi uscivano i profumi delle cucine. Mi affretto a spiegare che i cittadini sono degli eroi, delle vittime. Però poi mi auguro che finalmente si inverta questa tendenza e che i napoletani si riapproprino dell’orgoglio di vivere in una grande capitale della cultura. Napoli è altro: grandi immaginazioni, pensatori, filosofi, musicisti, compositori».

La città di cui lei ha mostrato i tesori al Festival di Pentecoste, a Salisburgo, per cinque anni.
«Ora il progetto continua con l’Opera di Madrid dove l’anno prossimo dirigerò “I due Figaro” di Mercadante, un vero capolavoro visto già a Salisburgo e Ravenna. Il sovrintendente Mortier vuole raccogliere il testimone e ha aperto le porte del suo teatro, d’altronde i rapporti tra Napoli e la Spagna sono stati intensissimi».

E Napoli, il San Carlo?
«Ci sono discorsi, progetti, ma bisogna trovare tempi e modi. Io sono sempre impegnatissimo, lavoro dodici mesi all’anno ma al San Carlo sono vicino e guardo con apprensione e affetto. E tornerò, come promesso, a dicembre. Mi auguro che il commissario Nastasi, la sovrintendente Purchia, chi amministra e chi lavora nel teatro più bello del mondo, trovino insieme il modo di guardare al futuro con positività. Il San Carlo è un tesoro, uno dei tanti tesori di una città che, per dirla Roberto De Simone, non è solo canzonette, cibo e certi strumenti. Non li nomino apposta perché poi il mandolinista può dire: perché te la prendi con me?».

Muti: «L’europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

La grande Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa

La Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa
l’ex Sovrintendente in una bellissima intervista del 2008

Nicola Spinosa, ex Sovrintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli, uomo di profonda conoscenza dell’arte Napoletana e non solo, racconta Napoli e la sua immensa cultura unica al mondo a John Elkann.
Una consigliatissima intervista a tutto campo, una lezione di storia dell’arte mista a sociologia che arricchisce e che rende l’idea dell’importanza ineguagliabile del patrimonio artistico e culturale di Napoli, città unica al mondo, che neanche gran parte degli stessi Napoletani comprende.
Del resto, lo stesso Spinosa è stato premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008” come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. Il premio, conferito per la diffusione della cultura italiana con le mostre oltreoceano sulle età artistiche Napoletane, rende l’idea della rilevanza del patrimonio partenopeo nel contesto nazionale.
A Nicola Spinosa i Napoletani devono molto per la sua opera di promozione della cultura Napoletana, per le tante e importanti mostre che hanno spinto l’immagine culturale di Napoli nel mondo richiamando visitatori e turisti. Un uomo di grande cultura, e soprattutto di grande amore e rispetto per la storia identitaria di Napoli che si evincono da quei piccoli particolari da cogliere con attenzione nell’intervista; Spinosa chiama infatti piazza del Plebiscito “Largo di Palazzo”.
Oltre ad avere il merito di aver riorganizzato e ampliato il Museo di Capodimonte, ha curato, tra gli altri, l’ultimo restauro dell’Arco di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo e ha inoltre offerto una preziosissima consulenza per il recente restauro e il rimodernamento del Real Teatro di San Carlo.

 

Statua di Alfonso d’Aragona, 8 mesi per un sollecito

Statua di Alfonso d’Aragona, 8 mesi per un sollecito
seconda nota della Direzione Regionale ai B. C. 

Ottobre 2010: V.A.N.T.O. denuncia il danneggiamento della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale. Dopo 50 giorni, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania indica all’allora Ministro Bondi che la segnalazione di V.A.N.T.O. è relativa al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia di Caserta (leggi la nota).
Luglio 2011: la stessa Direzione Regionale, con una nuova nota (clicca sull’immagine per ingrandire), sollecita riscontro alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e alla Soprintendenza Speciale, restando in attesa.
Otto mesi per una rettifica e un sollecito… e nessuna risposta. Restiamo in attesa anche noi, che prima o poi…

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5” (sintesi puntata)

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5”
sintesi della trasmissione del 26 Luglio

Sintesi in tre parti della trasmissione “Top 5” su Radio Marte del 26 Luglio 2011 in cui Angelo Forgione si racconta a Daniele “Decibel” Bellini attraverso 5 brani musicali.
Una puntata all’insegna della Napoletanità, spaziando dallo sport alla cultura, fino al revisionismo storico con un’interessante parte finale che ha acceso il dibattito con i radioascoltatori.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

De Laurentiis: «Mi vergogno di essere italiano!»

De Laurentiis: «Mi vergogno di essere italiano!»
show eccessivo nei modi, giusto nella sostanza 

Angelo Forgione – De Laurentiis contro tutti alla formulazione dei calendari di Serie A 2011-12. Lo sfogo non è casuale e mette a nudo il pensiero del patron azzurro, negli ultimi tempi sempre più insofferente nei confronti delle componenti calcistiche italiane, e non solo calcistiche.
La fuga sullo scooter senza casco finale è un atto di sfida alle istituzioni, a tutti i livelli. E se i modi sono certamente sopra le righe, come nello stile istrionico di un uomo a cui piace il ruolo di protagonista, la sostanza del suo disappunto non può non essere condivisa alla luce del progressivo abbassamento di competitività del nostro calcio che fino a 10 anni fa era leader in Europa e ora, già sorpassato da Spagna, Inghilterra e Germania, rischia il 4° posto nel ranking UEFA a vantaggio della Francia. Colpa della fiscalità italiana sconveniente che ha allontanato i grandi calciatori dalla Serie A… colpa di chi non tutela i club che ci rappresentano in Europa pur avendone il dovere per ruolo e carica.
E così, mentre ci si accapigliava tra scandali e campanilismi vari, perdevamo un posto in Champions League. Nel frattempo, società e tifosi si misuravano nei recinti nazionali dentro stadi da terzo mondo, magari inseguendo posti in Europa League che poi puntualmente erano vanificati dalla sottovalutazione della competizione alla quale se una squadra arrivava ai quarti era già un miracolo, mentre negli anni ’90 era detta scherzosamente “Coppa Italia”.
La richiesta di De Laurentiis non era solo per tutelare il Napoli ma anche il Milan e l’Inter e il calcio italiano tutto, società alle quali evidentemente un simile discorso non interessa. Ecco perchè il presidente del Napoli ha ragione; noi italiani siamo minuscoli, mediocri! Infondo, sempre con la M iniziano le parole.

Angelo Forgione Con Daniele “Decibel” Bellini a Radio Marte

“XG1” Forgione con “Decibel” Bellini su Marte
Martedì 26, ore 21:30, sulla radio più “azzurra” d’Italia

Stasera Angelo Forgione ospite alla storica trasmissione marziana “Top Five” di Daniele “Decibel” Bellini, speaker ufficiale dello stadio “San Paolo”, durante la quale si racconterà attraverso 5 canzoni. Nel corso della diretta non mancheranno parentesi dedicate a Napoli e al Napoli.
Ore 21:30 su Radio Marte, radio ufficiale del Calcio Napoli.
FM e streaming online su http://www.radiomarte.it

La clip dedicata a “Decibel” Bellini in versione stadio

Caldoro risponde a Calderoli

Caldoro risponde a Calderoli e al populismo leghista
poi in versione tifoso: «il Napoli ci riempie di orgoglio»

Il Governatore della Campania Stefano Caldoro, in diretta coi cittadini il 25 Luglio, sempre più insofferente alle esternazioni degli alleati di Governo del leader del suo partito. Prima risponde alle dichiarazioni del Ministro della Semplificazione Calderoli («a Napoli mai un Ministero del Lavoro perchè non sanno di cosa si parla») confermando quanto osservato nella nostra risposta, poi  accusa gli sprechi del nord e infine conclude ostentando la sua fede azzurra.

Calderoli: «Ministero del Lavoro a Napoli inappropriato»

Ministero del Lavoro a Napoli inappropriato?
Almeno quanto quello della Cultura al nord!

Lega Nord in piena propaganda per tenere buono il proprio elettorato. E così il Ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ieri sera a Brescia, si è dato alla sua folla con l’ennesima dichiarazione ad effetto contro Napoli nell’ambito dell’inaugurazione delle tre sedi distaccate dei ministeri. «Ci saranno ministeri distribuiti su tutto il territorio, anche nel Mezzogiorno. Penso che anche il Mezzogiorno debba darsi una bella svegliata.
Calderoli ha aggiunto: «Credo che un ministero debba stare vicino al territorio, adatto per quelle competenze. Ha senso che il ministero dell’Agricoltura stia a Roma, nel centro di Roma? Io credo proprio di no, mettiamolo in un territorio agricolo. Ha senso che il ministero dello Sviluppo economico stia a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla».
Come dire, il ministero dell’Agricoltura sta bene in pianura padana, quello dello Sviluppo economico a Brescia, etc. Via i ministeri da Roma, e comunque non a Napoli. Men che meno quello del lavoro, che secondo Calderoli è città dove la gente non sa cosa sia lavorare.
Un Ministro della Semplificazione è forse portato a farla facile e a dimenticare che se esiste il fenomeno dell’emigrazione è perchè a Napoli la gente vuole lavorare.
È vero, Ministro Calderoli… e se il nord è diventato produttivo lo deve anche a quei Napoletani (e meridionali tutti) che chiusero i fagotti di cartone con lo spago in cerca di quel lavoro negato al sud, ai quali i settentrionali invece negarono il fitto. E se esiste la disoccupazione è perchè non c’è offerta, non certo domanda. E se esiste il lavoro nero è perchè la gente accetta di lavorare anche senza regolare contratto. Si chiama “sommerso”, caro Calderoli.
Lei sa, o forse no, che 150 anni fa da Napoli non emigrava nessuno e semmai era dal nord che vi si veniva a lavorare. Le racconto un aneddoto: Leopoldo I di Toscana non perdeva mai occasione per dare lezioni di governo al cognato Ferdinando di Borbone al quale un giorno chiese quante riforme avesse messo in atto nel Regno di Napoli. Il sovrano Napoletano rispose “nessuna”, ma poi in lingua Napoletana proseguì la risposta: «Ma non hai neanche un Napoletano al tuo servizio nei tuoi Stati, mentre io ho circa trentamila Toscani nel mio Regno e persino nel mio palazzo. Ci sarebbero se tu avessi insegnato loro a guadagnarsi il pane nei tuoi Stati?»
Era quello il tempo in cui i Ministeri erano tutti a Napoli, laddove a Palazzo San Giacomo si decideva per tutto il Mezzogiorno, prima d’esser declassato a palazzo comunale.
È solo un aneddoto di un tempo antico ma non troppo, certo, ma è pur sempre storia e cultura che dovrebbero insegnare ai popoli. Ma si sa, la storia insegna solo che i popoli non imparano nulla dalla storia. E allora, se proprio vogliamo proseguire sulla falsa riga della propaganda leghista, diciamo pure che un ministero del lavoro a Napoli è tanto fuori luogo oggi quanto lo è un eventuale Ministero delle Attività Culturali al nord.

Angelo Forgione 

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA
la retorica risorgimentale che ha rovinato la cultura

Angelo Forgione – Torno sulla rivisitazione risorgimentale, che è senza dubbio la chiave per capire dove nascano i guai sociali (e non solo sociali) della nostra nazione italiana. Questa volta ho messo insieme un collage di alcune “pillole” del critico d’arte Philippe Daverio, tratte da varie puntate della sua trasmissione “PASSEPARTOUT” (RAI) e non solo, così come pure interviste rilasciate ai quotidiani IL MATTINO di Napoli e LA STAMPA di Torino. Un lavoro divulgativo che sembra essere estratto da una puntata monotematica mentre in realtà è un puzzle dal senso compiuto che all’inizio pone presupposti e alla fine offre delle risposte, toccando un altro tema che mi sta a cuore: la distruzione del patrimonio monumentale che è figlio della cancellazione della cultura.
Solo l’istruzione e la conoscenza approfondita delle dinamiche storiche possono spiegare il fallimento italiano, senza dubbio iniziato con l’invasione del sud da parte dei Savoia che, creando un Piemonte allargato e non un’Italia unita, non salvaguardarono le specificità culturali dei vari territori, men che meno la cultura delle Due Sicilie che avevano dettato cultura e creato i fondamenti della moderna Europa pur contando meno politicamente.
Le divisioni sociali tra nord e sud diventano motivo di attriti quando a discuterne sono gli ignoranti che trasformano tutto in scontro frontale. Quando invece è la cultura a parlare, quella che convince su ragionamenti e spiegazioni disarmanti, la mente di chi è disposto a conoscere e a capire può aprirsi. I veri revisionisti fanno così, figurarsi quando la rivisitazione della storia è rafforzata da chi non può essere accusato di essere parziale.
Jean Noel Schifano e Philippe Daverio, non è un caso che due intellettuali di estrazione culturale francese lancino messaggi in tal senso. I cosiddetti intellettuali italiani, invece, continuano a raccontare la storia dei vincitori per esserlo anche loro quando ritirano i premi di “sistema” in giro per l’Italia.